di Pietro Guglielmetti
Un mese fa un amico mi manda un video dalla Sardegna. Point destro da paura, un metro e mezzo tendente ai due. 15 persone in acqua. Il video dura 3 minuti nei quali nessuna onda viene surfata.
Il commento sarcastico di sottofondo: feeega ma uno capace c’è in acqua o no?
Quanto tempo ci vuole per imparare a fare surf?
In queste righe vorrei riuscire a dare delle indicazioni di massima, per questo devo per forza categorizzare e sempre per forza devo generalizzare cercando di non cadere nella banalità. “Il surf è uno sport acquatico che consiste nel cavalcare le onde del mare utilizzando una tavola. La tecnica consiste nel planare lungo la parete dell’onda, restando in piedi sulla tavola” (cit. Wikipedia)
Malcom Gladwell nel suo trattato Outliers dice che per imparare a fare uno sport in modo professionistico ad alto livello, al netto dei requisiti fisici minimi richiesti, ci vogliono 10.000 ore di pratica. Per farci un’idea 10.000 ore equivalgono a 2100 giorni di allenamento da 4 ore ciascun, che a loro volta equivalgono a circa 7 anni, nell’ideale situazione in cui ci si allenasse ogni singolo giorno, Natale e capodanno inclusi.
Qui non stiamo parlando di competere per il titolo WSL con Fioravanti e Medina, ma di diventare dei buoni surfisti. Anche in questo caso in modo utilitaristico dobbiamo creare delle categorie di massima per arrivare a delle conclusioni.
Il nostro futuro surfista dove vive?
In Italia la posizione geografica fa tutta la differenza per capire quante volte in un mese si riuscirà a indossare la muta. Se infatti un “Marco Rossi” che abita in una qualsiasi città italiana decide che il suo obiettivo è vincere il titolo olimpionico di nuoto – mettiamo i 100 metri stile libero – si sveglierà presto, troverà una piscina olimpionica vicino a casa, troverà una squadra e un buon allenatore, si butterà in vasca e cercherà di migliorare giorno dopo giorno. Allenamento dopo allenamento vedrà una curva di apprendimento spaventosa, i risultati saranno oltremodo incoraggianti nei primi mesi. I suoi tempi man mano si appiattiranno su un mediocre ma ottimo 48 secondi. Da lì comincerà a limare i decimi mangiando tacchino OGM free, alzando pesi in palestra e passando le ore a fare potenziamento isometrico, cambiando allenatore, ecc. Una vita d’inferno, sia chiaro.

Mettiamo che il nostro Marco Rossi decida di imparare a surfare oggi restando in Italia, la differenza la farà tutta dove vive, quanto è il suo tempo libero e quanto ha voglia di spostarsi. Senza voler arrivare a classificare il livello di qualità delle onde fra le regioni ma limitandoci a fare una banale scala di frequenza, un residente in Sardegna costa ovest automunito, può arrivare a mettersi la muta forse 200 giorni all’anno rimbalzando fra Cagliari e Arzachena. Un ligure in un’annata mediamente buona arriverà a 150 entrate tra Ventimiglia e Lerici, così come un toscano o un surfista laziale. Il resto è noia, come diceva Califano.
Questo è il panorama che ha difronte il nostro Marco. Aggiungiamo a questa arida distesa di spine qualche altro problemino di non poco conto.
Preparazione fisica (non tanto) di base ed esperienza sul campo
Per restare in acqua un paio d’ore, remare, fare take-off e duck-dive, ancora remare e un’altra volta duck-dive ci vuole un minimo di preparazione fisica.
Ma non è finita qui perché infatti qualsiasi spot ha le sue particolarità. Nella mia trentennale carriera cestistica di bassissimo livello c’erano palestre in cui sembrava di tirare in una vasca da bagno e altre in cui non segnavi nemmeno da sotto, completamente smarcato. In mare le condizioni cambiano di giorno in giorno, di ora in ora. Vento, corrente, affollamento (non indifferente): tutto è perennemente in movimento. Questo per dire che un campo gara come una piscina o un lago – per chi ha l’ottica del windsurf con delle termiche più o meno prevedibili – in questo sport sono spesso utopia.

Dopo questa breve panoramica distruttiva, si può intuire come i nostri 7 anni necessari per imparare a surfare siano diventati almeno 20 di cui i primi di assoluto patimento. Poi invece Marco decide di lasciare la famiglia e i figli neonati per trasferirsi in Portogallo, a Biarritz, in Marocco o dove le possibilità consentono tranquillamente di fare carta straccia di quello scritto sopra.
Imparare a surfare discretamente: cosa serve per farcela
Per chi – viste le premesse – non avesse ancora rimandato a casa la tavola che si è fatto regalare a Natale, vediamo come affrontare la lunga salita verso il titolo WSL.
- Caparbietà. La prima caratteristica personale è avere una spiccata tendenza alla caparbietà, con un pizzico di masochismo. Personalmente mi sono spesso chiesto – Perché sto facendo questo? Il primo segreto sta nel trovare un senso che va al di là del gesto sportivo: il mare, la compagnia, il viaggio. Questo serve per rendere meno frustrante una lunga fase – a volte molto lunga – di lento apprendimento.
- Esperienze con altri action sports. Sono poche le persone che negli anni ho visto crescere in fretta a livello di apprendimento surfistico. Senza dubbio chi fosse abituato a sport come lo snowboard, sci, skate, avrà un vantaggio in più. Chi è giovane o molto giovane ha dalla parte sua un’incoscienza e uno spirito positivo che può aiutare, magari fisicamente meno strutturato ma sicuramente una leggerezza in termini di kg e di testa che può dare frutti.
Cito parole non mie – la differenza vera fra tutti gli sport e il surf è che si parte da sdraiati e si arriva in piedi – una singolarità, un’anomalia che va affrontata e superata. Perché lo sport che ammiriamo è un frame, una manciata di secondi in un’infinità di tempo passato a remare e a cercare il momento perfetto.
Nel mentre, allenati e affidati ad una scuola federale per non perdere tempo
Per facilitare la scalata al successo è fondamentale avere una buona base di allenamento aerobico, di elasticità e una muscolatura adeguata. Senza stare a cadere nelle mani dei tanti guru da YouTube – che ti insegno a serfare seduto sul divano – ottime idee sono andare in piscina, nuotare, sollecitare spalle e addominali, palette come se piovesse. Aiutano anche esercizi di equilibrio, di stabilità per rinforzare il core.
Tutto molto cool, tutto molto funzionale. Ma poi è il momento di entrare in acqua.
Respiro profondo. Dose di umiltà. Chiedere consiglio a una scuola federale. La scuola per non perdere tempo nell’imparare a fare surf è fondamentale, anzi obbligatorio.

Fare lezioni è utile per massimizzare il tempo. Anche quando si sente di padroneggiare la materia, avere la possibilità di un confronto su quello che stai facendo è la base per migliorare. In acqua si tende a sopravvalutare tutto: l’onda sembra più grande, il movimento sembra più fluido e così via, quasi mai si riesce ad avere un riscontro visivo dall’esterno (commenti-video-foto). Avere un’idea – brutale doccia fredda di realismo – di cosa abbiamo prodotto serve a dare il senso al tutto.
Per concludere questa prima doccia fredda del 2025, avere un buon amico, una persona con cui condividere spostamenti idee e passione è la cosa migliore che possiamo augurarvi. Non ringrazierò mai abbastanza tutte le persone che mi sono state vicine in questo viaggio – che è ancora all’inizio – Teo, Giò, Brando su tutti. Ottimi amici, sempre pronti a darti il miglior consiglio e a droppare l’unica onda buona della giornata.











