Ci sono surf movie che funzionano come semplici documentazioni di un viaggio, di una stagione o di un gruppo di atleti. E poi ci sono produzioni che riescono a fotografare un preciso momento culturale dello sport, trasformandosi quasi inconsapevolmente in un manifesto generazionale. Now Days, l’ultimo film prodotto da Red Bull, appartiene chiaramente a questa seconda categoria.

Non soltanto per la qualità della produzione — altissima — ma per ciò che rappresenta all’interno dell’evoluzione del surf contemporaneo.
Il film segue il team femminile Red Bull attraverso una lunga serie di trip realizzati nell’arco degli ultimi anni, mettendo insieme alcuni dei nomi più influenti della nuova generazione: Caroline Marks, Molly Picklum, Caity Simmers, Erin Brooks, Sky Brown e Sierra Kerr . Un gruppo eterogeneo per stile, approccio e background, ma accomunato da un elemento molto evidente: il livello tecnico.
Ed è proprio questo il punto centrale del film.
Un linguaggio cinematografico maturo
Dal punto di vista visivo, Now Days è costruito con una sensibilità cinematografica rara persino per gli standard ormai altissimi del surf filmmaking moderno. La scelta di alternare riprese super performanti, estremamente pulite e dinamiche, a sequenze girate in 16mm funziona perfettamente perché crea ritmo e profondità narrativa. Il digitale restituisce la precisione del surfing contemporaneo: velocità, traiettorie, controllo, lettura della sezione. La pellicola invece introduce materia, imperfezione, atmosfera. Riporta il surf ad una dimensione più fisica e vissuta, quasi intima.

Il risultato è un equilibrio molto difficile da ottenere: il film riesce ad essere moderno senza diventare sterile. Ma l’aspetto più interessante della costruzione narrativa di Now Days è probabilmente il modo in cui ogni atleta viene introdotta e raccontata. Le protagoniste non vengono mai presentate come semplici tasselli di un team edit collettivo. Ognuna possiede un’identità precisa, costruita attraverso un linguaggio visivo e sonoro dedicato.

Ogni parte ha una propria apertura cinematografica, pensata attorno alla personalità della surfista, al suo approccio alle onde, persino alla sua energia fuori dall’acqua. Cambia il ritmo del montaggio, cambia la scelta musicale, cambia il modo in cui la camera si muove e osserva l’azione. È una scelta registica estremamente intelligente, perché evita quella sensazione di uniformità che spesso caratterizza i surf movie contemporanei, dove le performance finiscono per sovrapporsi una all’altra senza creare una vera connessione con gli atleti.
Qui invece ogni segmento ha un carattere riconoscibile.
I siparietti introduttivi sono realizzati con grande attenzione cinematografica. Non vengono utilizzati soltanto come riempitivo narrativo, ma diventano veri strumenti di caratterizzazione. Dettagli apparentemente secondari, una risata, un silenzio, un’inquadratura sporca girata durante un trasferimento, una scena dietro le quinte, contribuiscono a costruire autenticità e profondità.
Il livello del surfing è il vero messaggio
Al di là della fotografia e della produzione, ciò che colpisce realmente è la qualità del surfing. Non tanto perché si tratti di “surf femminile”, ma perché il livello espresso durante tutto il film è semplicemente alto in senso assoluto. Rail surfing potente, linee estremamente mature e una confidenza evidente anche in onde pesanti e tecniche. Ed è qui che Now Days assume un valore culturale molto interessante.

Per anni il surf femminile è stato raccontato attraverso una narrativa differente rispetto a quello maschile. Più estetica, più lifestyle, spesso quasi obbligata a giustificare la propria rilevanza attraverso temi esterni alla performance. In questo film, invece, tutta quella costruzione narrativa sparisce. Rimane il surfing.

E quando il surfing raggiunge questo livello, il confronto smette di essere “maschile contro femminile”. Diventa semplicemente confronto tra chi sta contribuendo alla progressione dello sport e chi invece rimane fermo ad un linguaggio tecnico già visto. Questa nuova generazione non sta cercando di imitare il surf maschile. Sta sviluppando un’identità propria, contemporanea, estremamente fluida, in cui power surfing, creatività e approccio tecnico convivono senza forzature. Si percepisce chiaramente soprattutto nelle sezioni più performanti del film, dove la velocità d’esecuzione e la scelta delle linee ricordano ormai il livello medio del free surfing maschile di altissima fascia. E questo, fino a pochi anni fa, non era affatto scontato.
Una progressione collettiva
La sensazione più forte che lascia Now Days è quella di assistere ad una progressione collettiva, non individuale. Ogni atleta alimenta il livello dell’altra. Non c’è soltanto competizione, ma una continua accelerazione reciproca. Ed è un aspetto fondamentale per comprendere il momento storico che il surf femminile sta vivendo oggi. Negli anni passati esistevano singole figure dominanti, atlete capaci di emergere isolatamente rispetto al resto del tour o della scena free surf. Oggi invece esiste una vera densità di talento. Un ecosistema tecnico molto più evoluto, che permette alla disciplina di avanzare molto più velocemente. Il film riesce a raccontare perfettamente questa dinamica.

Le parti non trasmettono mai la sensazione di essere costruite esclusivamente per la camera. C’è spontaneità, ma soprattutto c’è intensità reale. Si percepisce il desiderio continuo di alzare il livello, di trovare linee nuove, di surfare onde più impegnative. Ed è probabilmente questo il motivo per cui Now Days funziona così bene anche emotivamente: dietro l’estetica impeccabile si sente autenticità.
Oltre il politically correct
Uno degli aspetti più interessanti del film è che riesce a lanciare un messaggio molto forte senza mai diventare didascalico. Oggi il rischio, quando si affrontano temi legati alla rappresentazione femminile nello sport, è quello di cadere in una narrazione prevedibile, costruita più attorno al messaggio che alla sostanza. Now Days evita completamente questo approccio. Non cerca approvazione. Non cerca validazione esterna. Non forza nessuna retorica. Mostra semplicemente sei ragazze che surfano ad un livello impressionante. Ed è proprio questa naturalezza a rendere il film così efficace.

Perché chi conosce davvero il surf capisce immediatamente. Ci sono elementi che non possono essere costruiti attraverso il marketing o la comunicazione. Devono esistere realmente in acqua.
Un nuovo riferimento per il surf moderno
Now Days sembra il ritratto di un passaggio generazionale ormai completato. Una produzione che conferma definitivamente come il surf femminile contemporaneo abbia smesso di occupare uno spazio parallelo rispetto alla scena principale dello sport. Oggi ne fa pienamente parte. Non come eccezione, ma come una delle sue componenti più evolute e interessanti. Ed è forse questa la sensazione più forte che rimane dopo la visione del film. Non quella di aver guardato “un grande film sul surf femminile”. Ma di aver guardato, semplicemente, uno dei migliori surf movie usciti negli ultimi anni.











