Con un annuncio ufficiale pubblicato sui propri canali, la WSL ha comunicato una delle decisioni più significative degli ultimi anni: dalla stagione 2026, l’evento finale del Championship Tour sarà di nuovo il Pipeline Pro. Una mossa che segna un ritorno alle radici storiche del surf competitivo e che inaugura una nuova fase per la lega. Ma non è tutto: calendario verrà completamente ristrutturato. Sparisce il format delle Finals introdotto nel 2021 e viene eliminato anche il tanto temuto mid-season cut. Il titolo mondiale tornerà ad essere deciso sull’arco dell’intera stagione, premiando la costanza e l’adattabilità degli atleti nei diversi scenari offerti dalle tappe del Tour.

Addio cut e Finals: una riforma che guarda alla sostanza
I cambiamenti previsti per la stagione WSL 2026 non sono semplici correzioni, ma una revisione profonda della filosofia con cui viene costruito il Championship Tour. La rimozione del taglio di metà stagione andrà a tutelare la crescita degli atleti emergenti e a ridurre l’effetto distorsivo di un sistema che finiva per escludere troppo presto profili promettenti.

Allo stesso modo, l’addio al Finals Day chiude un esperimento che, pur cercando di concentrare spettacolo e attenzione mediatica, ha spesso creato frustrazione tra chi dominava il ranking per mesi senza poi riuscire a confermarsi davanti a tutti nella singola giornata decisiva. Con Pipeline come tappa conclusiva, si torna ad una narrazione più lineare, in cui il valore sportivo prevale su quello televisivo.
Old format is back: caricamento 80%
Si torna al passato ma a piccoli passi. Cerchiamo di fare chiarezza su tutto. In primis si partirà ad aprile e non a fine gennaio, da capire come verrà gestito l’enorme periodo di pausa che da settembre vedrà i surfisti fermarsi dalle competizioni per ben 7 mesi. Si partirà con le tre gare in terra australiana, poi El Salvador, Brasile, Sud Africa, Tahiti, Fiji e California a chiudere la stagione regolare.

Già, perchè il “nuovo” vecchio format prevederà 9 tappe di regular season e 2 eventi speciali ai quali potranno partecipare soltanto i primi 12 classificati. Questi 2 extra event serviranno ai surfisti qualificati per guadagnare un ulteriore vantaggio oppure per sistemare il proprio ranking in vista dell’ultima gara di Pipeline. Alle Hawaii tutti i surfisti rientreranno in gioco ed il vincitore porterà a casa 15.000 punti invece di 10.000. Questo potrebbe ribaltare qualsiasi verdetto, sia in ottica salvezza che per la conquista del titolo. Tornerà anche il sistema di esclusione dei punteggi. I peggiori due piazzamenti nell’arco dell’anno non verranno conteggiati.




Le tappe nello specifico saranno le seguenti:
CT1: Bells Beach, Victoria, Australia
CT2: Margaret River, Western Australia, Australia
CT3: Snapper Rocks, Queensland, Australia
CT4: Punta Roca, El Salvador
CT5: Saquarema, Brazil
CT6: Jeffreys Bay, South Africa
CT7: Teahupo’o, Tahiti
CT8: Cloudbreak, Fiji
CT9: Lower Trestles, California, USA* (fine della regular season)
CT10: Surf Abu Dhabi, United Arab Emirates (extra event)
CT11: Peniche, Portugal (extra event)
CT12: Pipe Masters, Hawai‘i, USA** (finale della stagione)
L’Europa sempre più ai margini del circuito
Non potevano esserci solo belle notizie. All’annuncio del nuovo format per la stagione WSL del 2026, ogni surfista del vecchio continente aveva già pensato al ritorno della classica doppietta di fine estate Hossegor-Peniche. Un viaggio che molti di noi hanno fatto e che ci riporta alla mente momenti magici di festa e cultura. Invece no. Non solo Hossegor rimarrà fuori anche a questo giro, ma la tappa di Peniche, che una volta poteva essere determinante per l’assegnazione del titolo, dal 2026 vedrà ridursi nettamente il numero dei partecipanti.

La speranza è che in quella top 12 ci sia il nostro Leo, così da poterlo tifare e supportare. Ma cosa comporta questa decisione? Il format dei due eventi non è ancora chiaro, ma probabilmente la gara si disputerà in due sole giornate. A livello economico una grossa perdita per la zona di Peniche ma in generale per il surf europeo che vede affievolire sempre di più la propria presenza nel CT.
La firma di Ryan Crosby, il nuovo CEO, su una rinnovata visione della WSL
Questo cambio di passo porta la firma di Ryan Crosby, CEO della World Surf League dallo scorso anno. A differenza della precedente gestione, che aveva puntato sull’intrattenimento e sull’adattamento ai linguaggi delle piattaforme digitali, Crosby si è fatto interprete delle richieste di atleti, tecnici e appassionati di lunga data. Ha ascoltato il malcontento espresso da molte voci interne al circuito e ha avviato una trasformazione che punta a ricostruire credibilità e autorevolezza. Le sue scelte suggeriscono una leadership meno ossessionata dalla viralità e più orientata a valorizzare il surf per ciò che è: uno sport complesso, crudo e autentico, che ha bisogno di tempo, cultura e lettura profonda.
Ripartire dal cuore del surf per tornare a far sognare

Il nuovo assetto previsto per il tour del WSL 2026 non rincorre il pubblico generalista, ma risponde a una domanda di qualità proveniente dal cuore pulsante del surf. È una strategia che privilegia la crescita organica rispetto alla visibilità immediata: meno format da palinsesto, più spazio all’oceano e a ciò che rappresenta. Pipeline, in questo senso, non è solo una location: è un manifesto tecnico e simbolico, l’arena definitiva dove un titolo mondiale acquista davvero valore. Riavvicinarsi al core significa smettere di cercare approvazione esterna e tornare a parlare con chi ama questo sport da sempre. Perché solo da lì, dalla verità delle onde, si può ripartire davvero.











