Non ci sono più i giovani di una volta. Un detto che ricorre spesso, soprattutto quando si parla di sport. C’è chi lo usa per descrivere le nuove generazioni come meno tenaci, meno affamate, troppo abituate ad avere tutto. Ma forse, più semplicemente, i ragazzi di oggi vivono un tempo diverso. Dove serve lucidità per scegliere, e coraggio per esporsi. Il surf, in questo, è una lente perfetta: non è più solo ribellione o stile di vita. È un percorso, una disciplina, un test continuo con sé stessi. E c’è chi, fin da piccolo, ha scelto di non aspettare le condizioni perfette, ma di entrare in mare sempre, comunque. Anche quando fa paura.
Cover photo by @Kanduiresort

Da Leonardo a Bali, passando per il coraggio
Leonardo Fioravanti ha aperto una porta che sembrava chiusa a chi veniva dal Mediterraneo. È stato il primo a dimostrare che un italiano può entrare nell’élite del surf mondiale. Ma oggi quella storia non è più un’eccezione isolata. Sta diventando una traiettoria possibile, anche se tutt’altro che facile. Rocco, ad esempio, è cresciuto a Bali: un luogo dove le onde non mancano, ma dove il livello medio è altissimo. Emergere lì significa mettersi in gioco ogni giorno, entrare in mare quando fa male, spingersi anche dove molti si fermano. La sua formazione è avvenuta lì, tra reef taglienti, correnti forti e lineup affollate. Ma non è il talento che colpisce subito — quanto la disponibilità a remare sempre, dalle ondine molli a swell intimidatori. Nessuna selezione, nessun alibi. Per Rocco il surf è una cosa naturale.

Dentro ogni onda, senza scegliere
Il suo ultimo video, girato tra alcuni dei momenti più intensi dell’anno, lo racconta meglio di qualsiasi parola. Rocco non interpreta il surf come una performance da esibire, ma come qualcosa che si fa — ogni giorno, in ogni condizione. Non è un’esibizione di potenza, ma una dichiarazione silenziosa di presenza. Ci sono sezioni spaventose e altre più leggere, ma la costante è sempre la stessa: lui c’è. E attorno a lui si muove una nuova generazione che non chiede spazio, ma lo occupa con naturalezza. Ragazzi che non evitano il mare quando cambia faccia, che non selezionano le onde più facili, e che stanno costruendo qualcosa di solido senza clamore. Forse è vero che non ci sono più i giovani di una volta. Ma forse — e finalmente — stanno arrivando quelli giusti per il presente.











