Forte dei Marmi con il suo storico pontile è da sempre sinonimo di eleganza, mondanità e villeggiatura d’élite. Ma dietro il glamour di boutique e locali mitici, esiste un’anima profondamente legata al mare, alla natura e allo sport. Ed è proprio sul suo pontile che questa anima prende forma: una lunga struttura solitaria che si protende nel Tirreno, dove l’acqua incontra la storia e le onde raccontano favole di pionieri del surf italiano.

Il pontile e la sua connessione con il mare
Inaugurato nel XIX secolo per facilitare il carico dei blocchi di marmo provenienti dalle Apuane, il pontile di Forte dei Marmi nasce come struttura industriale al servizio dell’economia locale. Eppure, nel tempo, si è trasformato in una piattaforma d’osservazione privilegiata sul mare. Con il mutare della costa e delle sue vocazioni, il pontile è diventato un’estensione del paese sul mare, una sorta di “radar naturale” per pescatori, bagnanti, marinai e surfisti.

I fondali sabbiosi e le secche che si formano nei pressi della struttura creano condizioni d’onda particolari, che in certe giornate – specialmente in presenza di swell da libeccio o maestrale – si rivelano surfabili, persino memorabili. Non è solo una questione di onde: il pontile diventa un punto di osservazione, uno spazio di incontro, uno scenario perfetto dove la cultura del surf può attecchire e radicarsi. In Versilia il mare non è solo un fondale turistico, ma una forza viva che modella identità e comunità.
Dalla scoperta al movimento: la nascita del surf italiano
Il surf, in Italia, non nasce sulle spiagge più assolate della penisola, ma sotto i cieli ventosi della Toscana. Negli anni Cinquanta, i primi avvistamenti di tavole da surf tra Pisa, Tirrenia e Viareggio si devono ai militari americani di stanza a Camp Darby, la base NATO situata tra Livorno e Pisa. Alcuni di loro, cresciuti tra le onde dell’oceano, iniziarono a entrare in mare anche sulle coste tirreniche, cavalcando le piccole onde del Mediterraneo con tavole in legno o in balsa. L’immagine di questi uomini in uniforme che si cambiavano sulla spiaggia per entrare in acqua destava stupore e ammirazione tra i locali, ignari di cosa fosse quello sport così strano e affascinante.

Non solo. Fu proprio grazie al mercatino americano di Livorno e alle vendite interne di Camp Darby che iniziarono a circolare in Italia le prime vere tavole da surf e le prime mute in neoprene, principalmente da pesca o da sub, usate o di seconda mano ma perfettamente funzionanti. I giovani italiani più curiosi, attratti da quel mondo lontano, cominciarono a sperimentare, imitare ed apprendere.

Negli anni Settanta, con l’arrivo di materiali più leggeri e accessibili, e con l’affermarsi della surf culture californiana, il surf iniziò lentamente a diffondersi anche tra i locali.
Il primo surfista italiano a cavalcare le onde del pontile di Forte dei Marmi fu Mario Chiaramonte, detto il Pampas. Per chi si fosse perso l’intervista del Generazioni Tour in Versilia, vi consigliamo di ascoltarla qui.

In questo contesto si inserisce una figura chiave: Alessandro Dini, che con il suo Natural Surf aprì a Viareggio il primo vero negozio di surf in Italia. Più di un semplice shop, Natural Surf divenne un centro culturale spontaneo, un punto di ritrovo per i pionieri del surf italiano, un luogo dove si potevano acquistare tavole, leggere riviste straniere, parlare di onde e partire per le prime missioni in Francia o Spagna. Fu proprio Dini, con la sua visione e il suo impegno, a organizzare le prime gare internazionali in Versilia, contribuendo in modo determinante a dare visibilità e lustro alla scena del pontile di Forte dei Marmi.

È su queste spiagge che crescono nomi destinati a fare la storia del surf italiano, fino ad arrivare a Nicola Bresciani, surfista professionista e figura cardine nella definizione della surf culture italiana: atleta, organizzatore, comunicatore, mentore. Con lui, Forte dei Marmi diventa anche un laboratorio di idee, dove lo sport si fonde con l’estetica, la fotografia e l’appartenenza territoriale. Sono gli anni in cui tutti gli atleti più forti d’Italia raggiungono Forte dei Marmi per misurarsi sulle onde del pontile. Il livello tecnico in acqua ad ogni mareggiata è altissimo ed i fotografi sgomitano per trovare il miglior punto da cui riprendere l’azione. Gare, eventi e talenti emergenti, i primi anni 2000 regalano al pontile la sua era d’oro.
Cinema, icone e visioni
Il legame tra Forte dei Marmi e l’immaginario collettivo italiano è stato fortemente influenzato dal cinema, in particolare con il film Sapore di mare (1983), che ha cristallizzato nella memoria nazionale l’immagine del pontile come simbolo di giovinezza, estate, amore e nostalgia. Ma per la comunità surfistica, la forza iconica del pontile va ben oltre. Quando Kelly Slater – l’undici volte campione del mondo – ha surfato sotto la struttura in cemento del pontile in una visita lampo in Versilia, il valore simbolico del luogo ha raggiunto un nuovo livello.

Non si trattava solo della presenza di un fuoriclasse: era il riconoscimento implicito di uno spot italiano da parte della massima autorità del surf mondiale. A questo si aggiungono la realizzazione di video come Drive Thru Europe, che ha documentato session importanti in Versilia, e la pubblicazione di editoriali e shooting fotografici su testate internazionali come Surfline Europe, Surf Visuals e The Inertia. Persino la rivista di moda Vogue è rimasta affascinata al surf praticato in terra versiliese. Tutti contributi che hanno aiutato a scolpire un’identità visiva potente, in grado di parlare a una generazione globale di surfisti e creativi. In questo senso, il pontile è molto più di un’infrastruttura: è un set naturale, un simbolo culturale, un’icona.
Il surf come motore culturale e turistico
Il surf ha una peculiarità che pochi altri sport condividono: non è legato alla stagione estiva. Le migliori onde in Versilia, come in gran parte del Mediterraneo, arrivano tra ottobre e aprile. È in questi mesi che lo spot del pontile può offrire condizioni ideali: mareggiate potenti, temperature ancora miti, e un’atmosfera che restituisce al mare la sua dimensione selvaggia e autentica. Investire sul surf come segmento turistico significa puntare su un flusso di visitatori consapevoli, rispettosi dell’ambiente, spesso legati a valori come la sostenibilità e l’identità locale.

Forte dei Marmi, ma del resto tutta la Versilia, potrebbe diventare un caso virtuoso di destagionalizzazione intelligente: un luogo che non vive solo nei mesi di luglio e agosto, ma che trova nuova linfa nei mesi in cui il mare torna protagonista. L’immagine del surfista all’alba, con il pontile alle spalle e le Apuane innevate sullo sfondo, non è solo potente dal punto di vista estetico: è una narrazione che arricchisce il brand della città, lo rende attuale, cosmopolita, vivo.
Le minacce future e l’urgenza della tutela
Oggi il pontile di Forte dei Marmi e il suo spot vivono una fase delicata. La morfologia costiera della Versilia è in costante mutamento, anche a causa dell’intervento umano. La costruzione di altri pontili lungo la costa, il tragico incagliamento della nave a Marina di Massa e, soprattutto, l’ipotesi di ampliamento del porto commerciale di Marina di Carrara, rischiano di compromettere in modo definitivo le secche e le correnti che alimentano le onde del pontile. La onde surfabili, che prima arrivavano praticamente con ogni mareggiata, oggi sono sempre più condizionate dalle direzioni e dal fondale che una volta era la forza di questo spot.

Il dragaggio dei fondali infatti e le modifiche alla linea costiera hanno già alterato radicalmente l’arenile e la qualità delle mareggiate. È necessario riconoscere che un’onda non è un “prodotto naturale” garantito, ma il risultato di un equilibrio delicato tra fattori geologici, climatici e antropici. Perdere le onde del pontile significherebbe perdere un pezzo di storia del surf italiano, ma anche rinunciare a un potenziale culturale, economico e simbolico che pochi altri luoghi possono vantare. Il futuro del surf in Italia passa anche da qui: dalla capacità di proteggere ciò che abbiamo di più raro e autentico.











