Ci sono luoghi in cui il surf è una certezza quotidiana e altri in cui è un atto di fede. L’Italia rientra nella seconda categoria. Chi pratica surf nel Mediterraneo impara presto che la passione da sola non basta: serve dedizione, sacrificio, e soprattutto una grande capacità di attesa. Le onde non arrivano ogni giorno, a volte nemmeno ogni settimana. Si vive in bilico tra previsioni meteo, venti favorevoli e swell che spesso svaniscono un attimo prima di toccare la costa. È in questo scenario che nasce e si fortifica il carattere dei surfisti italiani, capaci di farsi trovare pronti ogni volta che il mare decide di battere un colpo.

Questa resilienza, silenziosa ma costante, è ciò che tiene viva una comunità abituata a inseguire le mareggiate, a guidare per ore nella notte, a prepararsi con la stessa intensità di chi si allena per una finale mondiale. Ogni onda conta, ogni sessione ha il valore di qualcosa di irripetibile. Ed è proprio da questa mentalità che nascono le storie più autentiche.
Una nicchia dentro la nicchia
All’interno di questo già ristretto universo, ce n’è uno ancora più piccolo, ma altrettanto intenso: quello dei bodyboarder. Chi pratica bodyboard lo sa: servono onde precise, rapide, con potenza e forma, spesso che rompono su fondali inesistenti o vicino a rocce pericolose. Non ci si accontenta di “qualche onda buona”, serve il momento giusto. E se in Italia esiste un luogo in cui questa disciplina è diventata cultura, quel luogo è Livorno.

Grazie alla conformazione della costa e all’esposizione diretta alle mareggiate più consistenti, la città toscana è da decenni la culla del bodyboard italico. Qui è nata una scena viva, autentica, radicata. Un movimento capace di creare identità, amicizie, appartenenze. In questo contesto si è formato Simone Macera: un nome che negli anni è diventato sinonimo di dedizione e che ha portato la bandiera labronica del bodyboard ben oltre i confini nazionali, rappresentando un modo di vivere il mare che va oltre lo sport.
Raccontare il mare quando tutti guardano altrove
Negli ultimi anni raccontare il surf attraverso il linguaggio del cinema è diventato sempre più raro. Anche molti surfisti professionisti, con budget importanti e team dedicati, faticano a realizzare prodotti visivi che abbiano davvero qualcosa da dire. Il mare è diventato contenuto mordi e fuggi, stories di 15 secondi, clip pubblicate il giorno stesso della mareggiata. L’attesa non esiste più, e con lei è andata perduta anche una parte del romanticismo che un tempo circondava questo mondo.






È qui che la scelta di Simone assume un valore diverso. Per anni ha custodito gelosamente le sue clip migliori, onde leggendarie che avrebbe potuto condividere nell’immediato, ottenendo attenzione e visibilità. Ha invece scelto il silenzio, aspettando di dare a quelle immagini il peso e la cornice che meritavano. Insieme al regista Seb Boulard ha costruito un racconto cinematografico vero, paziente, curato: un film che non urla per farsi notare, ma parla direttamente al cuore di chi il mare lo conosce davvero. Una raccolta delle migliori onde surfate in Italia ed in giro per il mondo.
Una serata per chi ama il mare sul serio
“Cuore Blu” è il risultato di questa visione. Un’opera che racconta la forza silenziosa di un movimento, quella passione che nasce sulle scogliere di Livorno e viaggia lontano, portata da onde che non hanno bisogno di clamore per essere speciali.

Il film sarà presentato in anteprima sabato 1 novembre al Nuovo Teatro delle Commedie di Livorno, in collaborazione con Radical Factory. Sarà molto più di una proiezione: sarà un momento di incontro per chi ama il mare, tra surfisti, shaper, amici e appassionati. Buon cibo, birre fresche, musica e racconti di chi ha scelto di dedicare la propria vita alle onde.

Perché in fondo “Cuore Blu” non è solo un film: è la testimonianza di una comunità che resiste, che crede, che aspetta. Ed è proprio questa sua autenticità a renderlo unico. Potrete contribuire anche voi in modo che progetti come questo non siano isolati. Acquistate il vostro ticket e tenete vivo il movimento del surf.
Il video è stato realizzato grazie al supporto di Pride Bodyboard e di Watersight
Fotografia e Realizzazione a cura di Seb Boulard e di Laura Ballereau











