Stamani mi sono svegliato storto, lo ammetto. Solita previsione truffaldina e illusoria ma alla vista del mare il castello di sogni è crollato. Il colore dell’acqua ricorda che i problemi sono ben altri. La pioggia è caduta senza sosta creando disagi peggiori di una session persa. Però l’ennesima giornata mi ha portato ad una riflessione sulla stagione appena trascorsa. Quest’inverno, così come ci viene segnalato da tanti appassionati ed amici, sarà uno di quelli che rimarrà impresso nella memoria. Un inverno che ha deluso le aspettative di molti, lasciando più lacrime che sorrisi. Le mareggiate sono state scarse, le condizioni meteo difficili da interpretare e così i giorni ideali sembrano diventati una rarità. Ma è davvero il peggior inverno per il surf italiano, o semplicemente uno di quei periodi di depressione e pessimismo che ci capitano quando il meteo non è dalla nostra parte?

Cerchiamo di analizzare insieme se, effettivamente, possiamo parlare di un cambiamento nelle dinamiche del surf mediterraneo o se questa stagione è solo il risultato di una casuale serie di eventi sfavorevoli.
Ogni inverno che passa sembra peggiore
Da alcuni anni a questa parte, il surfista italiano ha l’impressione che ogni inverno porti con sé meno onde e meno occasioni. Il pattern delle mareggiate è cambiato: un tempo regolari e frequenti, oggi appaiono come perturbazioni lampo, intense ma troppo brevi, spesso accompagnate da condizioni di vento e mare che non favoriscono la qualità delle onde. Il risultato? Sempre meno giorni in cui le previsioni meteo e le condizioni atmosferiche si allineano per creare mareggiate davvero surfabili.



Ci si ricorda, con nostalgia, di quegli inverni in cui bastava alzarsi presto al mattino per trovare onde perfette, accompagnate da una brezza di terra e cieli sereni. La varietà di spot e la costanza delle mareggiate offrivano numerose opportunità, anche per chi non era sempre in grado di seguire le previsioni alla lettera. Oggi, invece, sembra che ci sia bisogno di un livello quasi maniacale di attenzione: le finestre meteo si sono ridotte e si è costretti a spostamenti veloci e improvvisi per poter sfruttare al meglio le poche giornate favorevoli. Le perturbazioni non arrivano con la stessa frequenza e la qualità dell’onda spesso lascia a desiderare, rendendo il surf meno gratificante per molti. Altro fattore comune? Ogni volta che abbiamo preso onde buone, pioveva e le allerte meteo erano dietro l’angolo.
Tanta pioggia e poco freddo
Un altro dato che caratterizza questo inverno è stato il clima particolarmente mite, che ha avuto un impatto diretto sulle mareggiate. Le piogge sono state abbondanti, sì, ma le temperature relativamente alte non hanno contribuito a creare le condizioni ideali per le mareggiate classiche. Il freddo, che di solito accompagna le perturbazioni più intense provenienti dall’Atlantico, è stato un’assenza quasi totale. Questo ha ridotto notevolmente la possibilità di formare swell durature e ben orientate, fattori che normalmente assicurano onde di qualità per il surf. Un dato strano, per me che sono abbastanza freddoloso dovendo stare completamente a mollo per un paio di ore a scattare foto, è che non ho mai utilizzato calzari e guanti e che spesso sono entrato in 4.3.

Il Mediterraneo, come un grande bacino chiuso, risente maggiormente di queste anomalie termiche. La presenza di aria calda, infatti, disturba il normale ciclo delle perturbazioni, che non riescono a svilupparsi con la potenza e la stabilità che caratterizzano i mesi invernali. I venti, poi, sono stati più variabili e spesso onshore, rendendo la situazione ancora più difficile. Anche quando le swell sono arrivate, la loro qualità è stata compromessa dalla presenza di venti contrari e dalle condizioni di mare troppo mosso. L’assenza di giorni freddi e le alterazioni nei cicli stagionali sembrano aver reso le mareggiate più difficili da “intercettare” e meno soddisfacenti per chi cerca un’esperienza di surf di qualità.
Almeno la Sardegna si è salvata
In un contesto generale poco soddisfacente, la Sardegna si conferma una delle poche aree italiane che ha trovato un equilibrio nelle mareggiate di quest’inverno. Nonostante le condizioni meteo abbiano deluso in molte altre regioni, l’isola sarda ha vissuto alcuni passaggi meteo favorevoli, in particolare nelle zone esposte ai venti di libeccio e maestrale. La varietà di spot disponibili, unita alla posizione strategica, ha consentito a chi ha saputo leggere bene le previsioni di trovare onde decenti anche in un inverno poco generoso.

È solo colpa dei social?
Oggi, la diffusione immediata delle immagini ha alterato il nostro modo di percepire la qualità delle stagioni. Ogni mareggiata, ogni giornata di surf viene documentata nei minimi dettagli: dai video su Instagram, alle foto pubblicate sui feed, alle riprese con il drone che catturano ogni angolo dell’onda. Questo flusso continuo di contenuti ha creato un archivio visivo che, se da un lato ha contribuito a far crescere la cultura del surf, dall’altro ha aumentato le aspettative, rendendo difficile soddisfare una comunità sempre più affamata di “epic days”.

Il fatto che oggi vediamo ogni onda surfata, ogni session documentata, ha reso il nostro occhio più critico e spesso più insoddisfatto. Se in passato bastava una storia ben raccontata su una rivista specializzata o un video che mostrava qualche onda epica per costruire la leggenda di una stagione, oggi, con l’accesso immediato a contenuti di alta qualità, le aspettative sono diventate più alte. Quando però le giornate buone scarseggiano, ecco che nasce il senso di insoddisfazione collettiva. In questo contesto, non è solo una questione di percezione: l’oggettiva scarsità di giornate surfabili invernali si riflette anche nelle immagini pubblicate online. Anche i surfisti più attivi ed i content creator onnipresenti quest’anno hanno dovuto attingere al vecchio riciclo oppure hanno abbassato drasticamente la qualità dei contenuti per poter alimentare i loro feed. Per niente un buon segnale. Questo fenomeno contribuisce al mito di un passato che, spesso, appare migliore di quello che in realtà è stato.
Un cambiamento reale per l’inverno del surf italiano
Alla luce di quanto analizzato, è lecito chiedersi se il surf italiano stia affrontando una trasformazione irreversibile. Il Mediterraneo sta cambiando, e con esso anche le dinamiche delle mareggiate. Sebbene non si possa parlare di un cambiamento radicale in un singolo inverno, la costante alterazione dei pattern meteorologici, il riscaldamento delle acque e la modificazione delle correnti fanno prevedere una tendenza in corso. Le mareggiate, un tempo più regolari e prevedibili, stanno diventando eventi più sporadici e meno intensi.

Il riscaldamento globale, con il conseguente spostamento delle correnti atmosferiche e l’instabilità crescente dei sistemi di bassa pressione, sta influenzando la qualità e la durata delle mareggiate. Allo stesso tempo, fenomeni locali come l’erosione costiera e il cambiamento del fondale marino hanno un impatto sulla qualità di alcune onde (beach break in particolare). In questo contesto, parlare del peggior inverno di sempre per il surf italiano non è solo una questione di percezione: è un segnale che la nostra stagione invernale, così come la conoscevamo, sta cambiando.











