Il Basque Country Junior Pro, prima tappa europea del campionato giovanile della World Surf League, è stata cancellata per motivi politici. In questa storia hanno un ruolo Israele, Palestina, Spagna e Paesi Baschi. È una storia in cui la politica entra a gamba tesa nello sport, contaminando un campo da gioco che dovrebbe rimanere un luogo di confronto equo, inclusivo e solidale.
Spagna e Paesi Baschi anti-Israele
Partiamo dal contesto più ampio: la Spagna è il paese europeo che ha preso la posizione più forte contro Israele. Il governo di centro-sinistra presieduto da Pedro Sanchez ha bloccato gli acquisti militari da Israele ed ha riconosciuto lo Stato di Palestina. “Non commerciamo con uno stato genocida” e “Siamo dalla parte giusta della storia” è il tenore delle dichiarazioni di Sanchez. Se c’è un’area della Spagna in cui la lotta per la causa palestinese è davvero sentita, quelli sono i Paesi Baschi, regione di indipendentismo e onde. Qui torniamo al surf.
Le richieste del Comune di San Sebastian e la presa di posizione della WSL
Domani sarebbe dovuto cominciare il Basque Country Junior Pro. La gara non si farà perché ufficialmente la World Surf League si è rifiutata di accogliere la richiesta di escludere gli atleti israeliani dal contest arrivata dal Comune di San Sebastian. Secondo quanto trapela dal comunicato ufficiale della WSL (riportato integralmente e tradotto di seguito), le autorità locali non sarebbero state in grado di garantire il regolare svolgimento della competizione, alludendo alle possibili manifestazioni annunciate da gruppi di attivisti locali come BDS Gipuzkoa.
Il festival Waxdays, organizzato in concomitanza dalla comunità locale, si svolgerà regolarmente. Borja Agote, direttore del festival, ha dichiarato che la decisione è stata presa per evitare di dare rappresentanza a Israele, pur riconoscendo che gli atleti non hanno responsabilità diretta.
Comunicato ufficiale WSL: “Non ci sono garanzie sulla sicurezza dell’evento”
La WSL ha ritirato la propria approvazione per il Basque Country Junior Pro, originariamente previsto per il 6 giugno 2025, a seguito di una delibera del Comune di San Sebastián del 4 giugno 2025 che modifica i criteri di ammissione degli atleti iscritti.
Questa modifica viola diverse disposizioni del Regolamento WSL. La Sezione 5 stabilisce i requisiti per l’ammissione e il seeding degli atleti, che devono essere liberi da esclusioni arbitrarie o discriminatorie. La modifica contrasta inoltre con la politica di tolleranza zero della WSL — come definita nel Regolamento — verso qualsiasi forma di discriminazione, molestia o abuso. Inoltre, la WSL non ha più ricevuto garanzie sufficienti riguardo a un livello ragionevole di sicurezza per tutti i partecipanti, condizione necessaria per ogni evento. Di conseguenza, l’evento non può più essere svolto secondo i requisiti minimi previsti per tutte le competizioni Pro Junior.
Alla luce di queste circostanze, la WSL ha annullato il contratto di licenza dell’evento e il Basque Country Junior Pro non sarà più un evento approvato dalla WSL. La WSL è consapevole del disagio arrecato ad atleti, partner e fan.
Tutti colpevoli
In questa storia sono tutti colpevoli, tranne gli atleti.
- Il Comune di San Sebastian sbaglia a portare la politica nello sport. È assurdo costringere una lega professionistica privata ad escludere dei giovani surfisti che sono lì ad inseguire un sogno. Le conseguenze di guerre e conflitti globali non dovrebbero colpire direttamente dei ragazzi che praticano sport. Potevano gareggiare senza bandiera? Magari sì, magari avrebbero accettato. Almeno avrebbero avuto la possibilità di scegliere se fare come gli atleti russi, a cui il CIO consente di gareggiare con lo status neutrale.
- La WSL ha sbagliato a non gestire con ragionevole anticipo la situazione. Organizzare un evento sportivo che muove centinaia di persone da tutta Europa (e oltre) non è un gioco, è una responsabilità. Molti atleti, tra cui anche alcuni nazionali azzurri, erano già lì ad allenarsi e non hanno mai visto nessuno lavorare all’allestimento del campo gara. Solitamente il palco giuria e le strutture riservate agli atleti vengono predisposte con qualche giorno di anticipo. In più la WSL accettando le condizioni del Comune di San Sebastian apre un precedente: che succederà a Ferrol, in Galizia, tra 20 giorni? A settembre ci sarà Razo, sempre in Spagna, e poi forse il Marocco. Credete che le municipalità maorcchine saranno ben disposte nei confronti di Israele?
A pagare il conto sono gli atleti, e in particolare i surfisti israeliani. È facile immaginare che quei ragazzi si siano sentiti in difetto verso amici e avversari, costretti a tornare a casa senza aver gareggiato per “colpa” loro. I giovani surfisti che partecipano al circuito internazionale fanno una vita da giramondo, parlano almeno 3, 4 lingue ciascuno e sono cresciuti in un melting pot di luoghi e culture. Alzare dei muri nel surf è un controsenso, è un’occasione sprecata per dare l’esempio.
Chiudo con un’illuminante frase attribuita al waterman Laird Hamilton (uno abbastanza scontroso, ma che sicuramente sa il fatto suo):
Prima di un’onda siamo tutti uguali.
E allora lasciategli surfare quell’onda!











