di Elena Dalle Vedove
Tavola nuova con shape calcolato all’ultimo litro, pinne dal design firmato dal tuo pro di riferimento, Solarez perché non si sa mai: è tutto pronto per il prossimo viaggio per sfuggire alla piatta estiva mediterranea, non resta che riempire la sacca.
Ma hai messo in valigia tutto il necessario per proteggere l’unica attrezzatura che non potrai sostituire? Caro surfer, sto parlando della tua pelle: il tuo organo più esteso, la barriera principale e interfaccia con il mondo esterno. Sapere come prevenire scottature, eritemi e irritazioni può fare la differenza tra il viaggio della vita e riposi forzati all’ombra mentre i tuoi amici sono in acqua a sballare.
Pensa alla tua barriera cutanea come a una vera e propria armatura che ti protegge quotidianamente dalle aggressioni esterne. Quando questa protezione naturale si indebolisce, diventi più suscettibile a patogeni, sostanze irritanti e inquinanti, che possono causare infezioni, infiammazioni e disidratazione. Prenderti cura della pelle non è solo questione di estetica, ma un’azione fondamentale per goderti al meglio ogni session, il più a lungo possibile.

Sport estremo, condizioni estreme
Il surf è diverso da qualsiasi altro sport acquatico. Durante la session, la nostra pelle è sottoposta contemporaneamente a molti fattori esterni che possono alterare la sua naturale funzione barriera. Raggi ultravioletti, salsedine, vento, impatto delle onde, attrito su tavola, muta, leash: in modi diversi, tutti contribuiscono a indebolire il film idrolipidico, che normalmente riveste la cute.
Quello che rende il surf particolarmente insidioso è l’inganno delle sensazioni: superficie dell’acqua e schiuma delle onde sono per natura in grado di amplificare l’intensità dei raggi UV che raggiungono la nostra pelle, anche quando la temperatura fresca di aria e acqua non ci fa percepire la sensazione di calore.

Anche se sei del team “mi abbronzo ma non mi scotto” e finora non ti sei mai posto il problema di come proteggerti dal sole, i dati parlano chiaro: la comunità scientifica internazionale è d’accordo sul fatto che, anche a dosi “sub-eritemali” (che non causano scottature visibili), la pelle subisce danni a livello di DNA e altri componenti cellulari. Session dopo session, questi micro-danni invisibili si traducono in invecchiamento precoce e, soprattutto, in un rischio significativamente maggiore di sviluppare tumori cutanei.
Cosa dicono gli scienziati…e anche i pro
Recenti studi clinici pubblicati su riviste scientifiche hanno evidenziato che chi pratica sport all’aperto come il surf, corre un rischio maggiore rispetto alla popolazione generale di sviluppare tumori alla pelle come il melanoma o il carcinoma basocellulare.
Se fino a qualche anno fa il tema della protezione della pelle era un tabù tra gli sportivi, oggi molte testate del settore iniziano a dare spazio alla sensibilizzazione. Sempre più surfisti professionisti inoltre raccontano pubblicamente la diagnosi di tumori alla pelle e la loro esperienza con queste malattie. Lo hanno fatto sia il campione mondiale Wayne ‘Rabbit’ Bartholomew che il surfista professionista Noah Hill, con l’obiettivo di incentivare colleghi e free surfer a fare controlli dermatologici e proteggersi.

Ti serve un motivo in più per iniziare a proteggere la pelle? Nel 2024 the GOAT Kelly Slater ha lanciato il suo brand skincare Freaks of Nature con focus sulla protezione dal sole e il supporto della barriera cutanea, dichiarando: “È sorprendente come io abbia ancora la pelle, dopo una vita intera sotto al sole”. Se Slater a 52 anni investe nella protezione della pelle, forse è arrivato il momento di pensarci seriamente anche tu.
PROTEGGERE LA PELLE: MINI GUIDA PER I SURFISTI
Come scegliere la protezione solare?
Leggi l’etichetta. Scegli prodotti con protezione ALTA e ad ampio spettro, cercando queste informazioni sulla confezione:
- SPF 50+: il valore della protezione verso i raggi UVB (significa che meno di 1/50 dei raggi UVB raggiunge la pelle) – quelli delle scottature.
- Protezione UVA: cerca il simbolo della A cerchiata (o indicazioni come PA +++/++++) che indica la protezione contro i raggi UVA, quelli responsabili di tumori e invecchiamento precoce.
Le protezioni con filtri inorganici (minerali come l’ossido di zinco o il diossido di titanio) schermano naturalmente sia gli UVA che gli UVB, mentre le formule con filtri organici (i cosiddetti filtri “chimici”) devono contenere una miscela di più molecole per coprire tutto lo spettro dei raggi UV dannosi.
- Resistente all’acqua: ma attenzione a cosa significa davvero.

La verità su “Resistente all’Acqua”
Quando leggiamo che un prodotto è resistente o molto resistente all’acqua, significa che è stato testato per 40 o 80 minuti rispettivamente e, alla fine di questi test, ha dimostrato un SPF di almeno la metà rispetto a quello dichiarato. Tradotto: una SPF 50 “resistente” deve garantire almeno SPF 25 dopo 40 minuti in acqua.
Proteggiamo noi e anche il pianeta
Il surf è uno sport con alto impatto ambientale, a partire dalla produzione di una tavola fino ai voli intercontinentali per andare a surfare onde tropicali incontaminate. I claim “reef safe”, “ocean friendly” e simili purtroppo oggi sono più una trovata di marketing che uno standard certificato di sostenibilità.
La vera azione che possiamo fare per ridurre l’inquinamento dovuto alle creme solari è limitare la loro dispersione nell’ambiente, innanzitutto riducendo le aree in cui le applichiamo utilizzando abbigliamento tecnico con certificazione UPF 50+, e prediligendo formule molto resistenti all’acqua. Ricorda: anche la maglietta di cotone fa passare i raggi UV, soprattutto quando è bagnata.
Controlla l’UV Index
Il cielo è nuvoloso o è mattina presto? Oltre a swell e maree, controlla anche l’UV Index quando guardi le previsioni, che misura l’intensità dei raggi utravioletti in una determinata area. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera necessario utilizzare la protezione solare con UV Index da 3 in su, ma considerando che chi fa surf è esposto all’aumento dell’intensità dato dalla riflessione della schiuma e dell’acqua, è consigliabile proteggersi già da 1,5-2 in su.

Tipologie di prodotti e come utilizzarle
I fattori di protezione indicati in etichetta sono validi se la formula è applicata correttamente e alla dose giusta, ecco come orientarti tra i vari prodotti disponibili per proteggere la pelle quando fai attività sotto al sole:
- Protezione solare fluida (crema/gel)
Applica la protezione solare 15-30 minuti prima dell’esposizione al sole e di entrare in acqua, per dare tempo alla protezione di asciugarsi e formare il film protettivo. La dose corretta per avere la protezione indicata in etichetta è 30ml per tutto il corpo (indicativamente il volume di una pallina da ping pong o un bicchierino da shot).
- Stick “trasparente”
Applica il prodotto molte volte sulla stessa zona per avere la protezione dichiarata. Non meno di 3 o 4 passaggi, ma controlla il sito del produttore: alcuni brand consigliano addirittura 9 applicazioni di stick sulla stessa area.
- Protezioni solari minerali e colorate
I prodotti più solidi a base di filtri inorganici come ossido di zinco e diossido di titanio sembrano meno comodi da applicare, ma in realtà sono anche i più resistenti, poiché spesso formulati con ingredienti naturalmente idrorepellenti come le cere. Applica uno strato uniforme su tutte le aree esposte e in particolare quelle maggiormente soggette all’attrito dell’acqua: mani, piedi, fronte, naso, mento, labbra.

Adesso siete pronti a partire!
Con questi consigli pratici sai cosa fare per iniziare a proteggere la pelle e goderti le tue session più a lungo e al 100%, prevenendo fastidiose scottature e anche i danni a lungo termine. La tua pelle è l’unica attrezzatura che ti accompagnerà su ogni singola onda e anche la sola che non potrai mai sostituire. Dato che ti accompagnerà per tutta la vita: trattala come merita.
*L’articolo contiene linee guida generali, ricordati di controllare il modo d’uso corretto di ogni prodotto leggendo quanto riportato in etichetta e/o sul sito del produttore.
Elena Dalle Vedove, aka @theoutdoorskincare su Instagram, è una chimica farmaceutica appassionata di surf, snowboard e sport all’aperto. Sperimentando sulla sua pelle le sfide della skincare in condizioni estreme, si occupa di divulgazione scientifica su temi legati alla protezione della pelle e offrire servizi personalizzati per sportivi outdoor e aziende del settore.
Fonti:
Testimonianze di surfisti che hanno avuto una diagnosi di tumore alla pelle e articoli su riviste di settore:
Articoli scientifici con dati sul rischio di tumori cutanei
Miller, Ian J., et al. “Implementation of artificial intelligence for the detection of cutaneous melanoma within a primary care setting: Prevalence and types of skin cancer in outdoor enthusiasts.” PeerJ 11 (2023): e15737.
Kliniec, Katarzyna, et al. “Skin cancer risk, sun-protection knowledge and behavior in athletes—a narrative review.” Cancers 15.13 (2023): 3281
Dennis LK, Vanbeek MJ, Beane Freeman LE, Smith BJ, Dawson DV, Coughlin JA. Sunburns and risk of cutaneous melanoma: does age matter? A comprehensive meta-analysis. Ann Epidemiol. 2008;18(8):614-627.











