L’8 dicembre è un giorno di festa nazionale ufficialmente dedicato alla Vergine Maria, in Italia si celebra l’Immacolata Concezione. Ufficiosamente l’8 dicembre è il giorno in cui le famiglie italiane si riuniscono per decorare l’albero di Natale e prepararsi al “most wonderful time of the year” – avete presente la canzone?
Per cortesia della tempesta Darragh, quest’anno io e Tommy abbiamo optato per un 8 dicembre alternativo (ma non diverso da come lo vorremmo sempre), speso in acqua con la famiglia del mare. Da Pescara ci ha raggiunti un Edo Papa carico come le mine, fermo ai box da un paio di mesi per un infortunio alla caviglia. Rendez-vous in Versilia, cena tra amici e chat caldissime col fronte livornese, da cui rispondono i fratelli Tognotti, Gianluca e Michele. Onestamente i siti di previsioni erano concordi solo nell’annunciare il periodo oceanico della mareggiata, mentre sul vento le interpretazioni erano delle più disparate. Ero preoccupato che non avremmo avuto Grecale e Levante tutto il giorno, invece è andata perfino meglio.

La notte prima di una mareggiata promettente passa sempre inquieta. L’eccitazione e l’attesa ci tengono svegli, difficilmente riesci a prendere sonno prima dell’ultimo aggiornamento di mezzanotte. Surfare nel Mediterraneo non è solo questione di tempismo: richiede costante adattamento. Le mareggiate si muovono velocemente, le condizioni possono cambiare in un istante e le opportunità spesso svaniscono senza averle nemmeno considerate. Ma questa volta sembrava tutto allineato. La previsione prometteva onde di 2,3 metri con un periodo di 11 secondi e vento forte off-shore. Siamo andati a dormire con la pioggia che batteva forte sulle finestre, sapendo che il vento stava per girare off-shore.
La mattina dell’8 dicembre ci siamo messi in viaggio presto, percorrendo come altre mille volte l’Aurelia. Abbiamo macinato chilometri su questa strada, ma il panorama che si è presentato davanti a noi l’8 dicembre era qualcosa di speciale: barre ben formate e spaziate marciavano in processione verso la costa. Splendido.
La prima fermata del giorno è in corrispondenza di un’onda che sognavo di surfare da anni, ma per cui ogni volta qualcosa andava storto: e il vento, e la direzione, e la misura. Alle 9 incontriamo sul posto i Tognotti bros e Giovanni Evangelisti, la cui presenza è sempre di conforto: se c’è lui, sovente poi tuba. Talismano Giò. Comunque in quel momento ancora non la faceva, dunque ci siamo spostati a sud per fare un check in uno spot arcinoto e molto frequentato. Nonostante l’aria gelida, 8-9°C reali e qualcosa in meno di percepito, i tre picchi erano già ben presidiati.
Parte un conciliabolo all’interno della cricca: “Entriamo adesso qui, portiamo a casa una session, poi andiamo di là. Se non lo facciamo subito oggi col cavolo che ne fai due”, evidenzia saggiamente Mike Tognotti. Io non volevo entrare lì, c’ho surfato altre volte e ci risurferò probabilmente, puntavo tutto sulla chimera. Anche Gianlu era dello stesso avviso: “Io aspetterei”. La boa registra un aumento del mare, segnali incoraggianti. Poi un messaggio di Giò: “Sta iniziando a farla, mi butto”.


Non è consigliabile lasciare un buona session per la speranza di una session migliore, ma stavolta siamo stati premiati. Tornati al punto di partenza ci cambiamo senza manco guardare il mare e giù nella pineta, coi piedi spaccati da sassolini impregnati di pioggia fredda. Mi distraggo osservando il modo incredibilmente vario con cui i surfisti presenti affrontano il freddo: la maggioranza indossano una 4.3 con i calzari (ottima protezione dagli scogli in questo caso), qualcuno aggiunge il cappuccio per ripararsi dal vento gelido. Addirittura un ragazzo indossa i guanti. Io entro in 3.2, con una Rip Curl Flashbomb Fusion che sto iniziano ad apprezzare. È zip-less, il mio primo esperimento, omaggio degli amici di Surf Clash. Alla quarta o quinta session sta prendendo la forma del mio torace spesso, adesso mi costringe meno. È sempre stata caldissima, ma prima affaticava la remata. Ora meglio.
Il primo set che vedo entrando mi tira fuori un urlo di esaltazione. Vedo prima Gianlu, poi Mike, cercare di prendere il tempo al tubo in condizioni solid overhead. Arrivato sul picco, mi rendo conto di aver completamente sbagliato la scelta della tavola. Sono entrato con un twin fin asimmetrico di Ah.Vessels, con l’idea di fare compagnia a Edo che giustamente surfava col twin per non cadere nella tentazione di spingere troppo al rientro dall’infortunio. Il mio asym twin purtroppo farà una brutta fine: leash spezzato e tavola sugli scogli. Un casino per recuperarla, ma questa è un’altra storia.

Torniamo ai fatti salienti: Edo e Giò fanno a gara a chi si posiziona più profondo, eseguendo take-off malatissimi. Con loro, anche i Tognotti partecipano alla barrel fest, cercando di navigare una sezione tubante non senza insidie. Giovanni Evangelisti la descrive così: “È complicata da leggere, non sai mai cosa farà. Devi giocartela con intelligenza. Mi ricorda un po’ la seconda sezione di Coxos”.
Edo si spara fuori con stile un tubo decisamente profondo per gli standard mediterranei e torna su gasato a scoppio: “Ma stiamo scherzando? Ho appena preso il mio primo vero tubo con un twinny, ti rendi conto? Ed è successo qui, in Italia. Quest’onda è incredibile”. Onore a Tommasone per aver immortalato il momento, la sequenza ha già fatto un bel giro sul ‘Gram.
Tutto ciò accadeva sulla punta dello spot, mentre nella baia una ventina di surfisti approfittavano del reform dell’onda che noi cacciavamo fuori, godendosi lunghe corse su destroni aperti e giocosi. Che giornatina.
Dopo quattro ore usciamo dall’acqua sfatti ma con un sorriso a trentadue denti. Adesso fa freddo, fa freddo per davvero. Nemmeno la Flashbomb può più assistermi. Sono le 15 e la fame ha preso il sopravvento: pizza e birra per tutti.

Il giorno dopo una grande mareggiata mediterranea è sempre più piccolo, ma non necessariamente più brutto. Con Edo ansioso di testare la caviglia con manvore più radicali, abbiamo cercato qualche rampetta e quell’ondina da beach break ideale per concludere in bellezza. Pattugliati tutti i pontili della Versilia, ci siamo resi conto di dover tornare a sud, verso Livorno. Giù sull’Aurelia, spot check, decisione sofferta.
C’è tanta gente per essere un lunedì di dicembre col mare in scaduta. Anche le onde si sono presentate, puntuali per timbrare il cartellino, ma arrivano alla spicciolata. Tempi di attesa lunghi ma consapevoli della necessità di sfruttare ogni residuo della swell spinta sulla costa ovest dell’Italia dalla tempesta Darragh.


Un degno addio alla mareggiata, l’unico modo che conosciamo per prepararci alla piatta dei prossimi giorni. Che dite, andiamo a sciare nel frattempo?










